Ho riposato, con il mal di denti….

Ho due giorni per riposare un pò e cosa mi è arrivata? Una bella nevralgia ai denti, di quelle che se per sbaglio mastichi qualcosa di più duro o croccante ti parte l’urlo…..

Stasera va un pochino meglio, ho fatto mille sciacqui con acqua e sale e noto un buon miglioramento. Non prendendo farmaci, mi curo come la donna di Neanderthal e questa volta una clavata sui denti me la sarei tirata tutta! Da dare i numeri veramente. Mentre me ne stavo in silenzio perché neanche parlare mi riusciva, pensavo al mio amato Halloween e qualche ideuccia l’ho trovata. Che noia l’estate, che stagione brutta come la peste bubbonica, che palle quadrate che mi stanno venendo…Sarà ma non ci sto dentro nonostante tenti sempre di trovarci qualcosa di carino non vedo niente che piace anzi mi addoloro nel dolore dentario (sia mai che non basti la dose)

Passerà, la mia unica consolazione sta in questo verbo.

Buona seratina.

Al Kaikan dopo due anni e 1\2…

Ieri mattina ho presenziato a un meeting al Kaikan di Torino, dopo due anni e mezzo di chiusura per via della pandemia.

È stato bello rivedere delle mie amiche di persona e non ritagliate dentro il classico riquadro di zoom.

Rivedersi, parlarsi da vicino, parcheggiare l’auto nel mio posto riservato, trovare un ambiente ospitale, tutti sorridenti e attenti alle esigenze del momento (acqua fresca compresa e caramelle alla frutta visto il gran caldo). Visitare le stanze, gli altari, il negozio pieno di cose belle e tanti libri che sto collezionando poco a poco e porgere i miei saluti a una persona bella che si trasferirà altrove…

Aria…..

Ognuno ha le sue suonerie……

Ho cambiato la suoneria del telefono, dopo anni di ascolto non la sopportavo più. Mi si stancano persino le orecchie in questo periodo così ne ho messa un’altra… è una specie di ballata gitana, con tanto di fisarmonica. Ovviamente squilla il cellulare mentre Fil ed io stavamo gustando dei paccheri deliziosi alle zucchine trifolate e… l’espressione di Fil l’ha detta tutta. “Paola, ma cos’è st’orrore. Ma ti rendi conto?”

“Certo che mi rendo conto, l’ho messa proprio perché mi rende conto!”

Ok è una suoneria un pò particolare, è un pò stonata anche, ma sa di vecchie botteghe, di grammofoni, di polvere, di tempi andati e ammuffiti. È una delizia!

Ognuno ha la sua suoneria, come tutto il resto del resto. E poi, quelle nei cellulari sono orrende veramente, io non le sopporto. Suona un cellulare e si girano in venti, suona il mio e scappano tutti.

VERY GOOD✔

Quando non hai voglia di:

Ragionando su quanto sto scrivendo, e su quanto scriverò, mi sono accorta (meglio tardi che mai, si suol dire) che io sono stata a lungo il frutto di una lunghissima sequenza di “chi se ne frega.” Che io stessi bene o male, o meglio che io esistessi o meno, il risultato era sempre lo stesso: chi se ne frega.

Questo “chi se ne frega” che mi ha cresciuto come una madre apatica e un tantino irresponsabile, mi ha posta a un certo punto della mia vita, di fronte a un bivio molto chiaro: vuoi diventare così o non vuoi diventare così?

Avendo vissuto sulla mia pelle il peso di mille “chi se ne frega”, ho optato per la seconda scelta promettendo a me stessa che mai nella mia vita da adulta avrei risposto davanti alla sofferenza di qualcuno con un “chi se ne frega.” Non volevo farne parte, non volevo assomigliare a quella tragica noncuranza verbale con la quale sono cresciuta potendo, fra le altre cose, giustificare il mio totale disinteresse nei confronti delle persone, specie se in difficoltà! Al contrario, sapevo che se mi fossi affidata alle cure di un linguaggio attento e a una mente disposta ad accogliere, sarei potuta diventare una persona migliore e per farlo, abolire con determinazione l’espressione sopra citata.

Non sono per i “chi se ne frega”, non li comprendo e faccio molta difficoltà nell’accettare l’egoismo di alcuni i quali solitamente si avvalgono di queste parole per mettere al sicuro la loro sopra-vvivenza. Vivere al di sopra della vita di tutti senza volerne fare parte, mi rattrista e preoccupa allo stesso tempo. Come si fa a creare un ambiente armonioso se non si è disposti a dialogare per recidere le radici del menefreghismo? Come possiamo pensare che la “sua” vita, la “loro” vita, sia qualcosa che vegeta a prescindere da noi, pensando che così facendo si sia in grado di tutelare il proprio benessere? Quale coscienza ama devalorizzare sé stessa nel momento in cui si esime dal prendere parte alla vita che è fatta più di lotte e sofferenza che di gioia incontaminata? Tutto ciò che viene scalzato e messo in sordina, diventa nel tempo un terreno fertile nel quale lasciare agire indisturbate tutte quelle forze distruttive che rovinano, perché nascono per il solo intento di rovinare il bene comune.

Dai miei “chi se ne frega”, cancellati uno ad uno con una gomma molto collaborativa, ho scoperto la bellezza della condivisione. Poco importa se gli argomenti trattati siano di gusto o meno, poco mi importa se siano fatti di parole o emozioni ad alto grado di interesse, quello che ho imparato e ne sono molto felice, è che a dire la mia mi ha portato a ricevere molto anche dagli altri. Nel mio quotidiano, non mancano giorni in cui ricevo parole, pensieri, attenzioni da tutte quelle persone che da me ricevono i miei pensieri, e spesso le mie preoccupazioni perché tendo a preoccuparmi molto più per gli altri, rispetto che per me stessa.

Se è vero che a modo mio riesco ad arrivare al cuore delle persone, sì ok sono un pò vulcanica, viaggio veloce, ho sempre qualcosa da ridire perché se qualcosa non mi va non riesco a farmelo andare e quindi mi serve dirlo per mettere a tacere i borbottii con i quali intaso il cervello, allora mi impegno. Qualcuno, e accade ogni tanto, pensa che io viva nel mondo delle illusioni, dicono che il mio fare faccia persino un pò di tenerezza ma loro non sanno con che occhi tristi al contrario io osservi la loro arresa difronte alla vita. Non dico niente, lascio credere, in fondo non c’è cosa migliore che lasciare alle persone le loro certezze e se vogliamo la loro capacità di valutare. Siamo fatti così, guardiamo sempre gli altri prima di guardare in noi stessi, e amiamo dire anche se non sappiamo bene di cos’è fatta l’anima di quell’altra persona.

Non ho voglia di “chi se ne frega”, non ho voglia di silenzi, non ho voglia di cedere al brutto che c’è, non ho voglia di smettere di credere nel bello e nel buono, e soprattutto non ho voglia di non sentirmi più capace di aprirmi alle persone. Pazienza, corro il rischio, ci sarà chi mi capirà e ci sarà chi non mi capirà, capita anche a me di non capire qualcuno ma non per questo sono una brutta persona che sa soltanto dire “chi se ne frega.”

E comunque siamo quasi a giugno, poi luglio e agosto.. tengo duro… tanto prima o poi arriva.

Ps: la mia proposta è stata accettata.

Gif personale quando avevo tempo per farne…..

Mentre tutto cuoce…

Giornata all’insegna del caldo “anomalo”, in effetti per essere ancora a Maggio le temperature sono eccessive. Ho mangiato un gelato, ci ho messo 45 minuti, mio marito sfinito nel vedermi deglutire due millimetri per volta una pallina al pistacchio e una alla crema. “Troppo freddo, troppo zuccherato, troppo estivo, preferisco il latte con i grissini ” dico.

“Sei una piattola” risponde e ha ragione, d’estate lo sono, tutta! Lo ammetto. Ma le piattole mangiano il gelato???