Quando la “nebbia” fa rumore… già.

So che avevo detto in un post che avrei lasciato da parte per un pò le letture nipponiche ma… La ragazza del KyÅ«shÅ« di Matsumoto Seichō non è un libro che si riesce a mettere da parte facilmente. Questo romanzo rientra nelle categorie giallo, thriller, horror e per capirne i motivi occorre scendere a patti ed accettare che anche la nebbia fa rumore.

L’autore conosciuto per aver scritto Tokyo Express, Un posto tranquillo, Agenzia A, è il Simenon giapponese, dotato di una penna davvero coinvolgente. In questo libro c’è tutta la sua maestria di scrittore – giornalista e una trama capace di portare il lettore in un congegno perfetto in cui tutti gli ingranaggi collimano alla perfezione. Per me è un noir algido, che dimostra come anche gli scrittori giapponesi sappiano dar vita all’ombra della morte.

Sono 205 pagine “incollanti”, come del resto tutti i suoi libri: vivono del suo ricordo dato che è scomparso nel 1992 e della stima di milioni di lettori.

Bello, bello, bello.

“La stazione”… ci riuscirò?🤔

Jacopo De Michelis ha impiegato ben 8 anni per scrivere questo libro, ottocento e un tot di pagine che mescolano vari generi: dal thriller, al giallo, con una punta di noir.

È in arrivo, e sarà per me una sfida perché i libri lunghi a mio avviso sono sfide a prescindere: se la trama non funziona o lo stile narrativo non piace ecco palerarsi la sconfitta. In realtà, e come spesso accade per i libri, ho letto molte recensioni contrastanti, motivo per il quale io ci ficcherò il naso per poter dire la mia. Ho imparato a frugare nelle opinioni altrui, e questo mi ha permesso di giungere ad una conclusione quantomeno interessante: diffida dei libri osannati perché spesso godono soltanto dell’eco impersonale del lettore. Di recente mi è capitato con un libro “chiacchierato” ed è quello di Tommaso Scotti – Le due morti del signor Mihara – romanzo sul quale avrei scommesso la merenda di metà pomeriggio e invece… Ho dovuto abbandonare la lettura a metà perché francamente non mi è piaciuto il suo modo di raccontare da “finto critico giapponese” una vicenda ambientata nella terra che fra l’altro lo ospita, il Giappone. Come dice la mia libraia di fiducia, che come me giunta a metà libro ha rinviato il completamento della lettura: “Troppi piedi in una scarpa fanno pochi passi.” E ha ragione, non a caso con lei mi confronto spesso, non è la classica venditrice di libri quanto invece una lettrice appassionata e rispettosa che non dispensa consigli a vanvera tanto per vendere un libro in più. Quando dico che è importante leggere bene e non tanto, lo dico in virtù del fatto che le porzioni di tempo che abbiamo a disposizione sono vero nutrimento che non andrebbe sprecato. E aggiungo, seguire la scia di tanti, troppi apprezzamenti in letteratura equivale spesso a voler far parte del gregge: sentirsi parte di quel coagulo di persone che sposano “#metoo.”

Vi dirò……