E dopo il libro su Giovanni Falcone: non ho più l’età!

Ho terminato di leggere il libro di Saviano poco prima di preparare la cena e mentre giravo con le pinze i fiori di zucca in pastella, mi sono detta: non ho più l’età per immergermi come un subacqueo alle prime armi nelle acque torbide di questo mondo. Niente da dire, il romanzo è scritto e articolato in modo impeccabile, Saviano ha questa dote innegabile, ma il suo libro è un labirinto senza uscita, un riquadro nel quale non entra nemmeno uno spiffero d’aria. Davvero non ho più l’età per affondare nella melma, e affrontare con distacco i drammi della vita marcia che regolano certe realtà ancora esistenti. Non credo neanche di essere irresponsabile nel dirlo, al contrario credo sia onesto sapere, approfondire per poi lasciare andare altrimenti si rischia di vomitare a secchiate tutto il disgusto che ne consegue.

Voto:10 è onesto dirlo, per il resto occorre essere portati per certe narrazioni; forse io non lo sono, e non lo sono mai stata perché non accetto, non comprendo, e non sono per niente tagliata nell’annusare con somma indifferenza le fragranze sulfuree che la realtà ci presenta.

Ora penso ai miei fiori di zucca, con quel po’ di sale capace di asciugare le ferite.

Buona serata.

“La stazione”… ci riuscirò?🤔

Jacopo De Michelis ha impiegato ben 8 anni per scrivere questo libro, ottocento e un tot di pagine che mescolano vari generi: dal thriller, al giallo, con una punta di noir.

È in arrivo, e sarà per me una sfida perché i libri lunghi a mio avviso sono sfide a prescindere: se la trama non funziona o lo stile narrativo non piace ecco palerarsi la sconfitta. In realtà, e come spesso accade per i libri, ho letto molte recensioni contrastanti, motivo per il quale io ci ficcherò il naso per poter dire la mia. Ho imparato a frugare nelle opinioni altrui, e questo mi ha permesso di giungere ad una conclusione quantomeno interessante: diffida dei libri osannati perché spesso godono soltanto dell’eco impersonale del lettore. Di recente mi è capitato con un libro “chiacchierato” ed è quello di Tommaso Scotti – Le due morti del signor Mihara – romanzo sul quale avrei scommesso la merenda di metà pomeriggio e invece… Ho dovuto abbandonare la lettura a metà perché francamente non mi è piaciuto il suo modo di raccontare da “finto critico giapponese” una vicenda ambientata nella terra che fra l’altro lo ospita, il Giappone. Come dice la mia libraia di fiducia, che come me giunta a metà libro ha rinviato il completamento della lettura: “Troppi piedi in una scarpa fanno pochi passi.” E ha ragione, non a caso con lei mi confronto spesso, non è la classica venditrice di libri quanto invece una lettrice appassionata e rispettosa che non dispensa consigli a vanvera tanto per vendere un libro in più. Quando dico che è importante leggere bene e non tanto, lo dico in virtù del fatto che le porzioni di tempo che abbiamo a disposizione sono vero nutrimento che non andrebbe sprecato. E aggiungo, seguire la scia di tanti, troppi apprezzamenti in letteratura equivale spesso a voler far parte del gregge: sentirsi parte di quel coagulo di persone che sposano “#metoo.”

Vi dirò……

Attesa librosa=buonumore.

Vado a ritirarlo nel pomeriggio se non diluvia a secchiate, e questo è sempre il momento più bello: l’attesa di un libro che presto avrò fra le mani e che attendo di leggere impaziente. Il libro è di Tommaso Scotti, classe ’84 che si è trasferito a vivere in Giappone, laureato in matematica con dottorato di ricerca a Tokyo. Dopo il suo primo libro, L’ombrello dell’imperatore, ecco il suo nuovo romanzo Le due morti del signor Mihara, nel quale l’ispettore Nishida torna ad investigare. Un Giappone sconosciuto e oscuro, corroso da antichissime e spietate tradizioni. Questo il teatro in cui l’ispettore nippoamericano Nishida si trova ad affrontare un caso impossibile da risolvere.

Vi dirò nel frattempo attendo con un pò di sano buonumore pre-libro😉

Leggere “bene”, non tanto.

Per dirla in parole povere non sono una che legge tanto, piuttosto una che ama coniugare la parola “bene” ai libri. Leggere bene, non tanto o tanto per: la formula che ho adottato da tempo per non incappare nel fastidioso intoppo del libro pacco. Difficilmente mi affido alle recensioni, centinaia di migliaia che si incontrano nel web, e ovunque, questo perché penso che non sia affatto semplice recensire un libro rispettando l’opera con senso arbitrario.

Per quanto mi riguarda il piacere di entrare in una libreria resta poiché rimane dentro per un pò, un gesto impagabile che mi dedico appena riesco a sgattaiolare dalla routine. La sensazione che ne ricavo è grossomodo quella che provo quando mi capita di togliere il cellophane dalla scatola delle matite colorate, rimanendo ogni volta sorpresa. Sarà per via dell’odore delle matite, l’ordine con il quale sono disposte, i colori sempre gli stessi ma diversi a seconda del momento in cui le osservo… Sarà semplicemente perché amo ancora sorprendermi di fronte alle piccole cose che diventano grandi man mano che i minuti passano.

In libreria solitamente gironzolo fino a che non inizio a sentire il peso delle parole impresse su carta, quel pregio che molti hanno conquistato meritando un posto sugli scaffali, per poi dedicarmi alla scelta del genere, dell’autore e della trama che leggo sempre con curiosità.

Qui nella sezione Interno libro, inserirò i miei libri cari, di certo non per conquistare qualche amante della lettura quanto per dare loro una seconda possibilità: dalla mia libreria al mio blog, l’archivio del tempo ben speso che mi riporta indietro nel tempo, come quando portavo mia figlia a curiosare fra i libri per bambini…

La parola che ho scelto per questo post è: Tsundoku  ç©ã‚“読 .

Descrive l’atto di acquisire materiale da leggere, ma lasciarlo accumulare da qualche parte nella propria casa senza leggerlo.

Paola