Dedicato a “Marie des vignes”🥀

Conobbi Marie qui, tempo fa. Onestamente non ricordo quando, il tempo non è qualcosa che per me fa sempre la differenza, resta il fatto che mi sono affezionata al suo blog pezzettino dopo pezzettino. https://wordpress.com/read/feeds/13682017

Non credo lei sappia il perché e da un lato comprendo che le mie energiche invasioni di campo chez elle siano a lei tutt’ora sconosciute. È difficile che io mi apra a ventaglio ma quando capita, è un piacere condividere. Marie è una Signora che sa sempre di buono, di onesto e di vero, soprattutto quando si racconta nel quotidiano. Con lei si parla di amicizia, si riflette sul tempo che avanza, si visitano luoghi che amo molto (considerato il fatto che abita in Francia e io adoro la Francia), si analizza lo stato attuale delle cose fra paure e insicurezze, e ci si fa coraggio, tanto coraggio. A volte in sua compagnia si ride di gusto, cosa che apprezzo vista la sua spiccata autoironia, alcuni post sono davvero una comica e spero da più grande di diventare così, come lei: forte, sensibile, elegante e divertente!

Non lo so, a volte penso sia (nel mio immaginario emotivo) la zia che non ho più, seppur fosse una parente adottiva è stata la persona che ho amato di più al mondo e forse Marie ha qualcosa che ogni tanto me la riporta in vita e io ne colgo l’entusiasmo. Io penso che le persone che hanno in dono la capacità di rievocare negli altri ricordi preziosi siano davvero speciali e Marie lo è. Rubo dal suo blog la sua foto personale perché è bellissima e le rende pienamente giustizia!

Marie hai tutto il mio bene, sempre. Paola.

Marie des vignes!

Avevo bisogno di “spazio”

Per quanto sciocca possa sembrare questa affermazione che intitola il mio post- avevo bisogno di spazio – è la sensazione che ho raccolto in questi ultimi anni. Fra pandemia, e tutto ciò che sta caratterizzando questa controversa epoca, c’è stato un momento ben preciso nel quale ho compreso di avere necessità di spazio. Se ci fate caso viviamo le nostre giornate come pietre incastonate nelle celle del nostro dover fare, che nel mio caso equivale a dover essere sempre ciò che faccio: la mamma, la moglie, la nuora, la casalinga, a volte l’infermiera, a volte l’insegnante, spesso la creativa è così via. In ogni istante della mia giornata il mio spazio viene mangiucchiato dai doveri e dai ruoli che ricopro, tanto che quello spazio a me destinato non è mai dominato dal vuoto. In aggiunta a questo, il pieno delle emozioni, quante ne ho raccolte! Le immagino come foglietti incollati alle pareti dello stomaco che si sollevano ad ogni notizia appresa, che si agitano nel trambusto della quotidianità e che si appiccicano come stickers a quei famosi doveri mangia spazio. Così un giorno, anzi una mattina mentre sistemavo la mia camera da letto, mi sono seduta al fondo del letto, ho tirato su le gambe e mi sono stretta alle ginocchia. Sono rimasta in quella posizione per un pò mentre il traffico in strada e il rumore tipico del risveglio mattutino lambiva il mio desiderio di inventare di sana pianta il mio spazio nuovo, quello vuoto.

Ho pensato a una casa senza porte, a un pavimento libero da ingombri, a un posto nel quale persino i pensieri non debbano impigliarsi nelle maglie della loro stessa rete. Il nulla che tiene in equilibrio: dal colore non troppo, al sale se è il caso, alla luce che vorrei appoggiata sulle cose, alle parole che hanno peso e non soltanto significato, alla memoria che talvolta deve pur scordare; dall’accumulo di movimenti che non sempre fanno dell’azione l’azione giusta, al dire se è motivo, al bene che se è troppo non mi fa capire per poi conoscere…

Nel vuoto si trovano cose incredibili, anche quando sembra che non ci sia nulla di che, come la seduta al fondo del mio letto dalla quale è nata una posizione di vita che sta sull’orlo dell’equilibrio

Paola