“La stazione”… ci riuscirò?🤔

Jacopo De Michelis ha impiegato ben 8 anni per scrivere questo libro, ottocento e un tot di pagine che mescolano vari generi: dal thriller, al giallo, con una punta di noir.

È in arrivo, e sarà per me una sfida perché i libri lunghi a mio avviso sono sfide a prescindere: se la trama non funziona o lo stile narrativo non piace ecco palerarsi la sconfitta. In realtà, e come spesso accade per i libri, ho letto molte recensioni contrastanti, motivo per il quale io ci ficcherò il naso per poter dire la mia. Ho imparato a frugare nelle opinioni altrui, e questo mi ha permesso di giungere ad una conclusione quantomeno interessante: diffida dei libri osannati perché spesso godono soltanto dell’eco impersonale del lettore. Di recente mi è capitato con un libro “chiacchierato” ed è quello di Tommaso Scotti – Le due morti del signor Mihara – romanzo sul quale avrei scommesso la merenda di metà pomeriggio e invece… Ho dovuto abbandonare la lettura a metà perché francamente non mi è piaciuto il suo modo di raccontare da “finto critico giapponese” una vicenda ambientata nella terra che fra l’altro lo ospita, il Giappone. Come dice la mia libraia di fiducia, che come me giunta a metà libro ha rinviato il completamento della lettura: “Troppi piedi in una scarpa fanno pochi passi.” E ha ragione, non a caso con lei mi confronto spesso, non è la classica venditrice di libri quanto invece una lettrice appassionata e rispettosa che non dispensa consigli a vanvera tanto per vendere un libro in più. Quando dico che è importante leggere bene e non tanto, lo dico in virtù del fatto che le porzioni di tempo che abbiamo a disposizione sono vero nutrimento che non andrebbe sprecato. E aggiungo, seguire la scia di tanti, troppi apprezzamenti in letteratura equivale spesso a voler far parte del gregge: sentirsi parte di quel coagulo di persone che sposano “#metoo.”

Vi dirò……

Freschi di giovedì…come le uova🥚🥚🥚

Worpressiani buongiorno.

“Oh William!” di Elizabeth Strout, vincitrice del premio Pulitzer con il romanzo “Olive Kitteridge”

Una chicca che ho acquistato in lingua originale perché ci sono libri a mio avviso che andrebbero letti con le parole autentiche dello scrittore (così ho letto la saga di Harry Potter) ed è per questo che ho atteso l’arrivo del libro in questione fermentando in silenzio come l’aceto. Secondo il New york Times la Strout è la #1 “bestselling author” e non è poi così difficile comprenderne i motivi: è sufficiente leggere uno dei suoi libri per capire che la sua più grande abilità è quella di animare con forza tutto ciò che è semplicemente ordinario come nel caso di “Oh William!” Conosciamo veramente nostro marito?

Conquistato il primo bottino, ho rapito il secondo: Nita Prose, “La cameriera”, bestseller anche in questo caso del New York Times, attualmente in pubblicazione in 35 paesi. È un giallo divertente, frizzante e originale che riassumo così ⤵️

Dopo aver letto una ventina di romanzi giapponesi, ho avvertito la necessità di scollarmi dai raggi del Sol Levante per un pò perché mi conosco, finirei con l’abituarmi troppo a quel genere di narrativa e si sa le abitudini a lungo andare non sono mai salutari: finiscono per spegnere gli entusiasmi cosa alla quale presto molta attenzione. Sia mai!

E poi stiamo andando verso l’estate e anche il mio approccio verso la lettura cambia nei mesi estivi. Leggo, semplicemente leggo al posto di indagare la profondità.

Buongiorno giovedì!