Quando non hai voglia di:

Ragionando su quanto sto scrivendo, e su quanto scriverò, mi sono accorta (meglio tardi che mai, si suol dire) che io sono stata a lungo il frutto di una lunghissima sequenza di “chi se ne frega.” Che io stessi bene o male, o meglio che io esistessi o meno, il risultato era sempre lo stesso: chi se ne frega.

Questo “chi se ne frega” che mi ha cresciuto come una madre apatica e un tantino irresponsabile, mi ha posta a un certo punto della mia vita, di fronte a un bivio molto chiaro: vuoi diventare così o non vuoi diventare così?

Avendo vissuto sulla mia pelle il peso di mille “chi se ne frega”, ho optato per la seconda scelta promettendo a me stessa che mai nella mia vita da adulta avrei risposto davanti alla sofferenza di qualcuno con un “chi se ne frega.” Non volevo farne parte, non volevo assomigliare a quella tragica noncuranza verbale con la quale sono cresciuta potendo, fra le altre cose, giustificare il mio totale disinteresse nei confronti delle persone, specie se in difficoltà! Al contrario, sapevo che se mi fossi affidata alle cure di un linguaggio attento e a una mente disposta ad accogliere, sarei potuta diventare una persona migliore e per farlo, abolire con determinazione l’espressione sopra citata.

Non sono per i “chi se ne frega”, non li comprendo e faccio molta difficoltà nell’accettare l’egoismo di alcuni i quali solitamente si avvalgono di queste parole per mettere al sicuro la loro sopra-vvivenza. Vivere al di sopra della vita di tutti senza volerne fare parte, mi rattrista e preoccupa allo stesso tempo. Come si fa a creare un ambiente armonioso se non si è disposti a dialogare per recidere le radici del menefreghismo? Come possiamo pensare che la “sua” vita, la “loro” vita, sia qualcosa che vegeta a prescindere da noi, pensando che così facendo si sia in grado di tutelare il proprio benessere? Quale coscienza ama devalorizzare sé stessa nel momento in cui si esime dal prendere parte alla vita che è fatta più di lotte e sofferenza che di gioia incontaminata? Tutto ciò che viene scalzato e messo in sordina, diventa nel tempo un terreno fertile nel quale lasciare agire indisturbate tutte quelle forze distruttive che rovinano, perché nascono per il solo intento di rovinare il bene comune.

Dai miei “chi se ne frega”, cancellati uno ad uno con una gomma molto collaborativa, ho scoperto la bellezza della condivisione. Poco importa se gli argomenti trattati siano di gusto o meno, poco mi importa se siano fatti di parole o emozioni ad alto grado di interesse, quello che ho imparato e ne sono molto felice, è che a dire la mia mi ha portato a ricevere molto anche dagli altri. Nel mio quotidiano, non mancano giorni in cui ricevo parole, pensieri, attenzioni da tutte quelle persone che da me ricevono i miei pensieri, e spesso le mie preoccupazioni perché tendo a preoccuparmi molto più per gli altri, rispetto che per me stessa.

Se è vero che a modo mio riesco ad arrivare al cuore delle persone, sì ok sono un pò vulcanica, viaggio veloce, ho sempre qualcosa da ridire perché se qualcosa non mi va non riesco a farmelo andare e quindi mi serve dirlo per mettere a tacere i borbottii con i quali intaso il cervello, allora mi impegno. Qualcuno, e accade ogni tanto, pensa che io viva nel mondo delle illusioni, dicono che il mio fare faccia persino un pò di tenerezza ma loro non sanno con che occhi tristi al contrario io osservi la loro arresa difronte alla vita. Non dico niente, lascio credere, in fondo non c’è cosa migliore che lasciare alle persone le loro certezze e se vogliamo la loro capacità di valutare. Siamo fatti così, guardiamo sempre gli altri prima di guardare in noi stessi, e amiamo dire anche se non sappiamo bene di cos’è fatta l’anima di quell’altra persona.

Non ho voglia di “chi se ne frega”, non ho voglia di silenzi, non ho voglia di cedere al brutto che c’è, non ho voglia di smettere di credere nel bello e nel buono, e soprattutto non ho voglia di non sentirmi più capace di aprirmi alle persone. Pazienza, corro il rischio, ci sarà chi mi capirà e ci sarà chi non mi capirà, capita anche a me di non capire qualcuno ma non per questo sono una brutta persona che sa soltanto dire “chi se ne frega.”

E comunque siamo quasi a giugno, poi luglio e agosto.. tengo duro… tanto prima o poi arriva.

Ps: la mia proposta è stata accettata.

Gif personale quando avevo tempo per farne…..

52 pensieri su “Quando non hai voglia di:

  1. Chi parla e scrive col cuore, difficilmente verrà rifiutata! Il “chi se ne frega” non piace nemmeno a me, non lo uso, ma allontano con silenzi chi mi ha ferito. Per il resto…”la posta di Low” è sempre attiva!🖤

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  2. nel tempo ho iniziato a disperdere di meno i miei interessi e a “fregarmene” di ciò che non è essenziale
    in questa ottica il chi se ne frega funziona egregiamente

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  3. il chissenefraga rivolto alle cose importanti si vede dove ci ha condotti socialmente e politicamente, partecipare seppure in modi e tempi diversi è doveroso se vogliamo davvero cambiare le cose che non funzionano. Che ci si riesca o no la buon intenzione ci deve essere, altrimenti non ci sarà mai un cambiamento. Il chissenefrega va mantenuto solo nei confronti di chi polemizza e critica senza costrutto.

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  4. “la mia proposta è stata accettata.”
    Questa è una bellissima notizia. Brava.

    Riguardo i “chissenefrega”, io rimango convintissimo che l’era social ci renda più menefreghisti di prima, perché le condivisioni ed i “Like” sono solo superficiali.

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  5. Tanti auguri per la tua proposta 😉
    E comunque, bellissimo articolo.. da un lato non possiamo farci carico di tutto, ma nemmeno vivere con questa mole di menefreghismo sempre più dilagante. E’ un peccato. Come sempre, la tua sensibilità è davvero speciale.

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  6. Il “chissenefrega” è un modo per darsi delle priorità.
    Serve a capire quali sono le cose su cui spendere le proprie energie.
    Io “chissenefrega” parecchio perché non ho tempo né voglia, né energie da sprecare in pochezze alla mia età.

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  7. Come giustamente fa notare Lisa, c’è “chi se ne frega” e “chi se ne frega”, non sono tutti uguali. Esempio banale: “chi se ne frega dei tizi dell’isola dei famosi!” si buttassero tutti nel cesso. Non ho mai però detto “chi se ne frega” per gli amici, e nemmeno per le persone bisognose di aiuto.

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  8. Anche a me capita di sentirmi dire che sono un’illusione proorio perchè sono sempre stata convinta che il bene prevalga sul male e sono s3mpre anche stata convinta che l’unione fa la forza e per questo seminare un pó di bene poco per giorno fon chiunque, questo nel collettivo comune possa dare la differenza e dai 9ggi dai domani ci sarà sempre più persone belle e quindi per me questa è la sfida del male e del chi se ne frega. Un bellissimo pist cara Eta che condivido appieno e che altrettanto comprendo il tuo essere 🥀🥀🥀👏👏👏❤

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