Falla la felicità…

Sabato l’ho dedicato in parte ai defunti andando a trovare il cugino di mio marito morto a soli 20 anni in un incidente in moto. Come dicono i miei figli “il giorno di festa per mamma”, dal momento che adoro andare per cimiteri. Aldilà della visita, e dell’orchidea incastrata nel porta fiori, aldilà del sole e del silenzio che si respiravano un pò dappertutto, è stato bello dedicare tempo ai morti. Dedichiamo così tanto tempo ai vivi e alle loro cretinate, spesso sprecandolo, che ho davvero ritemprato la mia testa stanca stando nell’altra dimensione, quella che prediligo da sempre.

Con mio marito dicevamo che la felicità è proprio un qualcosa che si fa, facendo. Dedicarsi del tempo senza sprecarne con altri che sono soltanto comparse di un film scaduto low cost, stare nel nostro mondo, sì ok forse un pò meno vivo ma decisamente più onesto e di sentimento, goderci il momento che non coincide con la data sul calendario alla quale tutti sono abituati – come se le visite ai defunti fossero un qualcosa da programmare come tutto il resto, come la visita dal dentista o la cena organizzata il…- tornare a casa “pieni di” tutte quelle emozioni che fanno bene e riordinano le priorità. Ecco le priorità…

Ho imparato a fare delle mie giornate la mia felicità e soprattutto a non ascoltare la gente che parla, e parla, e parla perché deve dire a suon di cose mal ponderate che galleggiano come sughero sull’acqua. Ho imparato a coltivare me nel mio vaso, a sorridere mentre altri storcono il naso, a dedicare me a me lieta d’aver compreso che la vita è un soffio e che non merita sprechi, rincorse, o accettazioni perché facendo così “vai bene.”

Rigenerante, in un momento di stanchezza post influenzale, fra un rovescio e l’altro, quasi perfetto: vorrei fosse Ottobre.

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