E poi si ritorna dopo due giorni corroboranti alla normalità, nel mio caso ai libri aperti, agli appunti lasciati a metà e a quella sana follia (parola del giorno) che ti spinge ad andare avanti nello studio. Un pezzettino per volta perché soltanto un/a folle decide di studiare il giapponese da solo/a, così è per il momento. Si dice, non so se la cosa corrisponda al vero, che per poter parlare la lingua occorra conoscere almeno 2000 ideogrammi perché di ideogrammi si tratta. Io ne imparo una ventina al giorno e ne scordo la metà, dato che mi tocca anche scriverli, il che è molto faticoso. Ma, e per fortuna sono una testa di legno, vedo in tutto ciò una sfida che mi tiene sempre accesa, curiosa come una scimmia che non vede l’ora di borbottare ad ogni segno, segmento o puntino dimenticato che fanno enormemente la differenza. Se per prima pensavo di essere una persona zeppa di contrarietà e molto contraddittoria, studiando il Giappone mi sono accorta d’essere una nullità al confronto. Ogni stanza aperta ha il suo retro: bello e brutto, giusto e sbagliato, vita e morte, buono e cattivo… non tutto è soltanto come sembra e questo aspetto che trascende ovunque è quello che mi ha spinta ad affrontare la challenge dell’anno. È innamoramento puro, e credo che lo si possa comprendere nel momento in cui si percepisce un legame che va oltre all’insensatezza talvolta delle tante, troppe parole.

Sono molto contenta quando produco con fatica, quando arrivo alla sera con la testa cosparsa di parole, idee, significati inaspettati e vado a dormire sfinita. Non ho mai amato le cose semplici, e quando qualcosa mi riesce con facilità quasi, quasi non mi diverto, anzi dico “che noia.” Amo gli ingarbugliamenti, quei quarti d’ora davanti a quelle pagine che trasudano complessità, che devo rileggere cinque volte, sottolineare dieci usando colori diversi che aiutano la memoria, pagine che diventano mappe preziose e tesori conquistati.

È una sorta di felicità che non ha niente di dovuto, ma che si crea nel tempo, una capacità che diventa costanza, o per dirla in parole povere, una manutenzione del vivere alla quale dedico parte delle mie lunghe giornate.

Per questo post ho scelto le parole Kibun tencan [気分転換] che significano: torsione consapevole e cambiamento. Kibun è la sensazione, l’emozione e Tencan, è il cambiamento, un’inversione, come a voler lasciare rotolare via una palla dalle mani perché così è quando si lascia un qualcosa per far spazio ad altro.

Disegno personale

52 pensieri su “Fra carta, libri e matite.

  1. Paola per me sei una grande, ti ammiro molto, lo sai che io ho una cara amica giapponese, si chiama Tamiko che vuol dire bella gente, non conosco gli ideogrammi. Mi regalò una bambola alle elementari, per una festa di compleanno e naturalmente la conservo e la custodisco, un giorno te la presento. In generale sono anche io per le cose difficili. Del resto si dice: “Strade complicate portano a percorsi meravigliosi!”. Te lo auguro di cuore ❤

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  2. Ho imparato cose per necessità, altre per piacere, ma ogni giorno è carta bianca e annotazioni su ciò che la vita m’insegna, perché è sufficiente una mente aperta e esercizio continuo. Per quanto sia ardua la salita…io lo sono di più ✊

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  3. Buona giornata! pratico IAIDO, e ricordo il primo approccio al giapponese con i numeri per poter contare gli esercizi, e con semplici parole come: taglio dritto, taglio di lato, posizione del gatto, passavo più tempo a scrivere, che ha fare esercizi, poi vai di babbel, cerca video, parla con persone, e via così. E’ un puzzle che pian piano prende forma.
    Un caro saluto Wu Otto.

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    1. Sto imparando sist a usare i pennelli giapponesi che sono mollissimi e servono proprio per disegni “imprecisi”… ma a mio avviso creano cose fantastiche. E si usano obliqui al foglio, tenendoli fra pollice e anulare… ho fatto giusto qualche prova per vedere se riuscivo, ecco….

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  4. Credo che cercare di imparare il Giapponese (ma anche Cinese, Mongolo, Coreano, Thailandese, Khmer etc) da autodidatti, sia una delle cose più difficili al mondo.

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  5. Bonjour Paola, tu as du pain sur la planche pour apprendre le japonais, c’est difficile mais tu as la volonté , tu vas y arriver bisous bonne journée MTH

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  6. Un’ambizioso traguardo.
    Ma riuscirai anche in questo ragazza.
    あなたの道に従ってください
    Anata no michi ni shitagatte kudasai.
    (Dovrebbe essere una cosa tipo:Segui la tua Via…😊)

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  7. che costanza
    la cosa più simile che ho provato a fare è stato cercare di fare autodidatta per il critico di cinema ma alla fine mi arrendo e se va bene ad ottobre inizio la scuola xD

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