Quando uscirà il mio libro❓

Se vado avanti così, mai… Scherzi a parte, il mio libro uscirà ad Ottobre, lo sto ancora scrivendo un pezzettino per volta, come a voler richiamare l’intenzione del titolo: Il mio libro a pezzi.

Non è un romanzo, bensì la narrazione di una vasta sequenza di fotogrammi che ho scelto con cura, e grazie ai quali invito il lettore a pensare in mia compagnia.

Desideravo da tempo tuffarmi in quest’avventura, perché così è quando decido di scrivere qualcosa, e di farlo soprattutto per il piacere di stare accanto al lettore facendo attenzione a non creare una linea di separazione fra chi scrive e chi legge.

Gli argomenti trattati sono tanti, e ho cercato e sto cercando di raccontarli con grande garbo, un pò come quando si indossa un abito di seta e si cerca di non stropicciarlo tutto. Si avvertiranno spesso la sensazione di essere seduti davanti a un muro sul quale scorrono immagini senza tempo, motivo per il quale ho volutamente lasciato ad esso la libertà di esprimersi senza l’appoggio di un inutile ordine cronologico, e il piacere di spacchettare ogni capitolo con curiosità.

Anche questa volta ho chiesto a Marcello Comitini di sedersi accanto a me, di correggere là dove necessario; scrivo per passione e non per apparire dunque è importante avere vicine persone che ti capiscano e non giudichino a spron battuto come spesso accade cosa che non sopporterei minimamente e per questo lo ringrazio sempre tanto.

Questo è quanto, ora non mi resta che finire… aspettando Ottobre.

Immagine Pinterest

Facciamo un po’ di “Goro Goro”- ã”ろごろ

Un’altra espressione molo carina che ho imparato dal giapponese è ごろごろ goro goro e significa il tempo passato a godersi il tempo che passa. Fare goro goro significa dedicarsi al dolce far nulla, a rilassarsi e a godersi il momento in totale relax.

Quest’espressione ha anche il compito di raccontare il sonoro delle cose grosse e pesanti che scivolano via come ad esempio una pietra grande che ruzzola giù da un monte. Allo stesso tempo indica il suono di un tuono quando rimbomba, il gorgoglio della pancia che si avverte quando è vuota, le fusa del gatto, la nanna per i bambini, una sorta di abbandono alla lentezza che rende gradevole il momento.

E’ la natura al plurale di tutte quelle tante cose sparse che ci sono, che accadono, che coabitano nella realtà seppur disordinatamente e che producono suoni e azioni che riempiono le giornate.

Goro goro per me: è la pesca di una stella ad occhio nudo, la folata di vento improvvisa che sfiora l’orecchio, il rumore della foglia secca sotto la scarpa, la matita che scorre sul foglio di carta ruvido, è l’attenzione che nasce da un piccolo gesto spesso involontario come coriandoli gettati per aria che si guardano con la speranza di vederli cadere uno ad uno senza perdere di vista nulla.

Mettendoci da parte a volte vediamo cose che riusciamo a non riempire di noi stessi ed è proprio quello il momento in cui i goro goro raccontano cose incredibili.

In caso, fateci caso, buon goro goro.

immagine google

Le “72 stagioni”, ad occhio e croce🍂💐🌸❄

La sera è il momento durante il quale mi occupo di quel pezzettino di cose curiose che generalmente disperdo durante il giorno per mancanza di tempo, e proprio ieri sera mentre la finestra era ormai già gonfia del suo buio e la famiglia acquietata nei suoi spazi, ho provato ad immaginare come sarebbe vivere con attenzione le 72 stagioni. È vero sono quattro le stagioni che caratterizzano i quarti della mela, con i loro mutamenti incessanti che talvolta l’occhio fatica a rilevare, ma se stiamo a vedere cosa dice il vecchio calendario giapponese le stagioni sono ben 72. Secondo questo calendario ogni 5 giorni subentra un’altra stagione, cosa della quale non ce ne accorgiamo ma che in realtà succede: sbucano nel terreno erbe nuove, fiori inaspettati, svolazzano insetti che vivono il loro momento, sempre in attesa che subentri dell’altro. Ventiquattro periodi che a loro volta si frantumamano e che generano parole dal senso poetico che ho conservato: il calore del vento dal 7 all’11 luglio, il cinguettio della cutrettola ballerina dal 12 al 16 settembre, della cicala crepuscolare dal 12 al 16 agosto, delle lucciole dal 10 al 15 giugno…

Questo calendario antico, che è stato soppiantato da quello Gregoriano, offre la possibilità di rivedere la vita ogni cinque giorni. Quel che è stato è stato, e al suono della sveglia al termine del quinto giorno ne succede una fase nuova, diversa dalla precedente anche se ad occhio nudo le cose non sembrano mai così. I colori seguono il ballo, le 17 tonalità del verde nel mese di Maggio, quelle infinite del rosso ad Ottobre, i bruni e i grigi che caratterizzano l’inverno, il madreperla che racchiude i tanti modi con i quali la pioggia cadendo racconta di sé.

Noi che viviamo in un’epoca che fa di tutto per farci correre, e che vede le stagioni come previsioni grazie alle quali organizzare i fine settimana o scegliere l’abbigliamento più adatto, in realtà abbiamo questa risorsa: 72 stagioni che rendono la vita meno banale di quanto appaia, una barchetta di carta che prende il largo ogni volta, tutte le volte.

Ogni 5 giorni un’opportunità, a volte anche il parlare muta il suo senso e diventa un nuovo tempo.

Fotografia personale

Il giapponese, è una droga!

Konnichiwa! こんにちは

GIORNATA PIOVOSA, e io decido dopo pranzo di riposare un po’, giusto il tempo di rivedere per la milionesima volta The Nightmare before Christmas. Terminato il film ho pensato “ma sì piove, quasi quasi rivedo un po’ di cosette che ho studiato in settimana” e da che l’ho detto sono trascorse due ore e quarantacinque minuti, volate! Non lo so ma il giapponese per me è una droga, e forse hanno ragione i miei figli e mio marito quando dicono che a me manca qualche rotella (o forse ne ho qualcuna di troppo?) I minuti passano alla velocità della luce e io resto sempre meravigliata da come sia sì difficile da studiare ma anche travolgente e affascinante. I kanji sono qualcosa di meraviglioso, se penso che dal disegno classico del sole, quindi un cerchio con i raggi, ne è conseguita questa trasformazione:

O la luna, da spicchio a….

E’ veramente magia! Tuttavia è una scrittura complicata, ci sono tre alfabeti che occorre conoscere: kanji, hiragana e katakana e ognuno di loro ha una funzione. E’ bello proprio perché è così, qualcosa che si conquista un pezzettino per volta con grandissima umiltà perché se c’è una cosa che ho accettato da subito è quella di mettere da parte la fretta, la sicurezza di riuscirci al primo colpo, e la certezza di avere tutto chiaro nell’immediato. Non è così che funziona e forse è proprio per questo che appena posso, inforco il mio quadernino, matita e gomma al seguito, e mi butto nei labirinti della lingua perdendo il senso del tempo. E vi dirò, per quanto ridicolo possa sembrare quanto sto per dire, grandi sono la gratitudine e l’emozione che ne conseguono quando guardo il mio quadernino deglutire affamato parole, segni, tratti, postille, sottolineature e faccine che in genere disegno quando qualcosa mi sfugge e devo ricontrollare. Saranno gli anni che ho addosso e forse la voglia in un certo senso di “sentirmi ancora allieva” a spingermi verso questa piccola conquista che sento di meritare per il rispetto con la quale la sto trattando. E se posso aggiungere, sono anche felice di sbagliare spesso, di dover correggere, rivedere, rileggere e ripetere all’infinito poiché credo sia un ottimo esercizio per mettere a dura prova la mia determinazione. Che abbia imparato a far colare la giusta dose di oro liquido nelle mie crepe, come insegna l’arte del Kintsugi 金継ぎ che trasforma la fragilità in punto di forza?

Non lo so, staremo a vedere, ma certo è che ogni sconfitta, caduta, inciampo, difficoltà a me hanno sempre portato a fare cose sagge, a scoprirne di nuove e a gioirne in caso di successi personali ed è per questo che ho un enorme rispetto per “il difficile”.

Chiudo con questi dolcini che solo a guardarli mettono di buonumore. Buona serata.

Wagashi immagine reperita da Vivere Zen

Attesa librosa=buonumore.

Vado a ritirarlo nel pomeriggio se non diluvia a secchiate, e questo è sempre il momento più bello: l’attesa di un libro che presto avrò fra le mani e che attendo di leggere impaziente. Il libro è di Tommaso Scotti, classe ’84 che si è trasferito a vivere in Giappone, laureato in matematica con dottorato di ricerca a Tokyo. Dopo il suo primo libro, L’ombrello dell’imperatore, ecco il suo nuovo romanzo Le due morti del signor Mihara, nel quale l’ispettore Nishida torna ad investigare. Un Giappone sconosciuto e oscuro, corroso da antichissime e spietate tradizioni. Questo il teatro in cui l’ispettore nippoamericano Nishida si trova ad affrontare un caso impossibile da risolvere.

Vi dirò nel frattempo attendo con un pò di sano buonumore pre-libro😉

Fra carta, libri e matite.

E poi si ritorna dopo due giorni corroboranti alla normalità, nel mio caso ai libri aperti, agli appunti lasciati a metà e a quella sana follia (parola del giorno) che ti spinge ad andare avanti nello studio. Un pezzettino per volta perché soltanto un/a folle decide di studiare il giapponese da solo/a, così è per il momento. Si dice, non so se la cosa corrisponda al vero, che per poter parlare la lingua occorra conoscere almeno 2000 ideogrammi perché di ideogrammi si tratta. Io ne imparo una ventina al giorno e ne scordo la metà, dato che mi tocca anche scriverli, il che è molto faticoso. Ma, e per fortuna sono una testa di legno, vedo in tutto ciò una sfida che mi tiene sempre accesa, curiosa come una scimmia che non vede l’ora di borbottare ad ogni segno, segmento o puntino dimenticato che fanno enormemente la differenza. Se per prima pensavo di essere una persona zeppa di contrarietà e molto contraddittoria, studiando il Giappone mi sono accorta d’essere una nullità al confronto. Ogni stanza aperta ha il suo retro: bello e brutto, giusto e sbagliato, vita e morte, buono e cattivo… non tutto è soltanto come sembra e questo aspetto che trascende ovunque è quello che mi ha spinta ad affrontare la challenge dell’anno. È innamoramento puro, e credo che lo si possa comprendere nel momento in cui si percepisce un legame che va oltre all’insensatezza talvolta delle tante, troppe parole.

Sono molto contenta quando produco con fatica, quando arrivo alla sera con la testa cosparsa di parole, idee, significati inaspettati e vado a dormire sfinita. Non ho mai amato le cose semplici, e quando qualcosa mi riesce con facilità quasi, quasi non mi diverto, anzi dico “che noia.” Amo gli ingarbugliamenti, quei quarti d’ora davanti a quelle pagine che trasudano complessità, che devo rileggere cinque volte, sottolineare dieci usando colori diversi che aiutano la memoria, pagine che diventano mappe preziose e tesori conquistati.

È una sorta di felicità che non ha niente di dovuto, ma che si crea nel tempo, una capacità che diventa costanza, o per dirla in parole povere, una manutenzione del vivere alla quale dedico parte delle mie lunghe giornate.

Per questo post ho scelto le parole Kibun tencan [気分転換] che significano: torsione consapevole e cambiamento. Kibun è la sensazione, l’emozione e Tencan, è il cambiamento, un’inversione, come a voler lasciare rotolare via una palla dalle mani perché così è quando si lascia un qualcosa per far spazio ad altro.

Disegno personale

Interconnessa

Come spesso capita leggendo, ho scoperto proprio stamattina che in Giappone il 16 luglio, giorno del mio compleanno, si celebra l’arcobaleno ed è incredibile come questa cosa singolare mi abbia spinta a curiosare ulteriormente.

Come ad esempio:

25 agosto si celebra il Summer Christmas, il Natale d’estate

6 febbraio si celebra il blog

7 agosto si celebra il naso rosso dei clown

29 aprile il giorno del tatami

Piccole cose che, senza saperlo, io celebro da sempre poiché sono interconnessa con ognuna di loro per motivi miei personali.

Queste sono quelle cose che mi permettono di dilatare lo spazio, di uscire fuori dalle righe che compongono i margini delle abitudini quotidiane, così noiose a volte…

Interconnettersi a qualcosa fuori mano, che sta lontano ma tanto vicino è veramente fantastico!

Paola